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Verde in sofferenza, ASTer replica alle accuse: «Non basta aggiungere acqua, le piante sono piegate dal caldo»

Ottantasette impianti automatici e sei mezzi con cisterna sono impegnati nelle irrigazioni cittadine. La società chiarisce che prati secchi e alberi affaticati non indicano sempre carenza idrica. La comunicazione arriva dopo le richieste avanzate dal Circolo Nuova Ecologia sulle risorse disponibili e sullo stato della rete

Prati ingialliti, chiome meno rigogliose e alberi che mostrano evidenti segnali di sofferenza. Con l’ondata di calore che sta investendo Genova, lo stato del verde pubblico è diventato motivo di preoccupazione per molti cittadini. ASTer interviene per chiarire che l’aspetto delle piante non dipende necessariamente da una carenza di irrigazione: a provocare lo stress sarebbe soprattutto la permanenza di temperature eccezionalmente elevate.

La precisazione arriva a pochi giorni dalla richiesta trasmessa da Giorgio Scarfì, componente della Consulta del Verde del Comune di Genova e presidente del Circolo Nuova Ecologia, agli assessorati competenti e alla società comunale. Nella comunicazione venivano chiesti dati puntuali sui mezzi disponibili, sui programmi di irrigazione, sul funzionamento degli impianti automatici e sull’eventuale piano di potenziamento della rete.

La risposta di ASTer non cita direttamente l’iniziativa, ma affronta proprio gran parte delle questioni sollevate. La società fa sapere di gestire 87 impianti automatici distribuiti nei principali parchi, nelle passeggiate e nelle aree verdi di maggior pregio della città. Alla rete fissa si aggiungono sei mezzi muniti di cisterna, utilizzati ogni giorno per le irrigazioni di soccorso, in particolare a favore degli alberi giovani e degli arbusti collocati più recentemente.

Secondo il responsabile del Settore Verde di ASTer Giuliano Pastorino, tuttavia, sarebbe sbagliato interpretare automaticamente ogni prato secco o ogni pianta affaticata come la conseguenza di una quantità insufficiente d’acqua.

«Le piante soffrono soprattutto il caldo estremo, non necessariamente la mancanza d’acqua», spiega Pastorino. Molte specie, quando le temperature rimangono stabilmente superiori ai 25 gradi, riducono o sospendono la fotosintesi ed entrano in una fase naturale di difesa. L’ingiallimento può quindi essere il risultato di una strategia biologica adottata dalla vegetazione per limitare il consumo di energia e acqua durante i periodi più difficili.

L’irrigazione resta indispensabile, ma deve essere dosata in relazione alla specie, all’età della pianta, alla natura del terreno e alle condizioni climatiche. Aumentare indiscriminatamente la quantità d’acqua non risolverebbe lo stress termico e, in alcuni casi, potrebbe perfino provocare ristagni, indebolimento delle radici o altri problemi.

«L’acqua mantiene vitale l’apparato radicale, ma non può annullare gli effetti provocati da settimane di caldo intenso», osserva Giuliano Pastorino. Per questo i turni e le quantità vengono definiti dai tecnici e dagli agronomi, evitando interventi uniformi su essenze che hanno esigenze molto diverse.

Gli 87 impianti automatici si trovano nelle principali aree verdi cittadine, da Nervi a Villa Duchessa di Galliera, passando per corso Italia, la Foce, la passeggiata di Pegli e piazza Bonavino. Le installazioni vengono programmate dal Comune di Genova, mentre ASTer si occupa della gestione, della manutenzione e della regolazione.

Alcuni impianti sono controllabili a distanza. I sistemi di telecontrollo consentono di verificare il funzionamento della rete, modificare i programmi e intervenire in presenza di anomalie, con l’obiettivo di evitare sprechi e utilizzare l’acqua soltanto nei momenti e nelle quantità ritenute necessarie.

Resta invece affidata ai mezzi con cisterna la cura delle aree prive di impianto fisso e delle piante più vulnerabili. L’attenzione viene concentrata sulle nuove piantumazioni, che non dispongono ancora di un apparato radicale abbastanza sviluppato per superare autonomamente lunghi periodi di caldo e siccità.

Proprio sul numero, la capacità e l’impiego di questi mezzi si era concentrata una parte delle domande poste da Scarfì. Nella sua comunicazione del 29 luglio aveva chiesto di conoscere non soltanto la dotazione effettiva di autocisterne e serbatoi montati sui veicoli, ma anche i programmi di utilizzo e il consuntivo degli interventi già svolti.

La richiesta riguardava inoltre il censimento degli impianti automatici e il loro stato di manutenzione, con la distinzione tra strutture regolarmente operative e sistemi temporaneamente o definitivamente fuori servizio. Su questo aspetto, ASTer comunica il numero complessivo degli impianti gestiti, ma non specifica quanti siano al momento pienamente funzionanti e quanti abbiano necessità di riparazioni.

La società sottolinea comunque che la gestione del verde urbano deve cambiare insieme al clima. Ondate di calore sempre più frequenti e prolungate richiedono una programmazione diversa rispetto al passato, sia nella manutenzione sia nella scelta delle piante da inserire nelle strade, nei giardini e nei parchi.

«Il cambiamento climatico ci impone una gestione sempre più scientifica e specializzata», afferma il responsabile del Settore Verde di ASTer. Il lavoro non consiste quindi soltanto nell’aumentare le irrigazioni durante le emergenze, ma nel selezionare progressivamente specie in grado di resistere meglio alle temperature estreme e ai periodi prolungati senza precipitazioni.

ASTer e Comune stanno orientando le nuove piantumazioni verso essenze considerate maggiormente adatte alle condizioni climatiche future. Una scelta che dovrà confrontarsi anche con la struttura degli spazi urbani, la disponibilità di terreno, la presenza di sottoservizi e la necessità di garantire ombra senza creare problemi alla viabilità o agli edifici.

La comunicazione della società prova dunque a spostare il dibattito dalla semplice equazione “verde secco uguale poca acqua” a una valutazione più complessa. Il caldo eccezionale può mettere in difficoltà anche piante regolarmente irrigate e non tutti i segni visibili corrispondono a un danno irreversibile.

Restano però aperte alcune delle questioni formulate dalla Consulta del Verde: lo stato dettagliato dei singoli impianti, la capacità delle cisterne, il numero effettivo degli interventi eseguiti e l’esistenza di un programma organico per estendere la rete automatica. Dati che permetterebbero di comprendere non soltanto perché le piante soffrono, ma anche quanto il sistema cittadino sia attrezzato per affrontare estati destinate a diventare sempre più difficili.


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